Piemonte culla dell'Atletica Leggera (1a parte)

26 Marzo 2020

Inizia con la prima puntata il racconto della storia dell'atletica piemontese a partire dal 1844 fino al periodo odierno. I Pionieri

 

L’Europa nel 19° secolo era stata caratterizzata da sanguinose guerre fratricide, il barone Pierre de Coubertin si fece paladino della rinascita del mito di Olimpia: “avviciniamo le nazioni diverse con le amichevoli lotte dello sport”, e finalmente il 23 giugno 1895 veniva approvata l’organizzazione dei primi Giochi Olimpici moderni.

La prima Olimpiade dell’era moderna  ovviamente fu affidata ad Atene e il 6 aprile 1896 il re di Grecia dette il via  all’inaugurazione.

Dieci gli sport ammessi e dieci le Nazioni partecipanti, le gare di atletica erano 200, 400, 1500, salto in lungo, lancio del disco e del giavellotto su pista e la Maratona su strada chiudeva i Giochi il 12 aprile.

L’ Italia alle prese con la sua rivoluzione industriale, iniziata con l’unificazione nazionale del 1861, aveva altro a cui pensare, a Torino era in corso un processo di industrializzazione con inurbamento dalle campagne e dal meridione, tuttavia la vicinanza della Francia cominciava a produrre i primi effetti, la gloriosa Reale Società Ginnastica Torino nata nel 1844 aveva aperto una sezione di atletica leggera, molto più popolanamente erano sorte diverse società “pedestri” con in primo piano Atalanta, Teseo, Libertas e Audace raggruppate nel 1897 nell’Unione Podistica Torinese.

Fu l’Audace che quello stesso anno organizzò il 31 ottobre il Campionato italiano di resistenza 35 km, con partenza da barriera di Nizza, Stupinigi, None e ritorno, vinse il genovese Cesare Ferrari 2h26’45”, quarto e primo dei torinesi Francesco Stobbione.

L’anno dopo furono assegnati a Torino i primi Campionati italiani di Atletica Leggera, tre le gare in programma, 120 metri disputati sul viale Duca di Genova, primo il milanese Umberto Colombo 12”00 seguito a 3 metri da Mario Tadini dell’Audace, corsa e marcia di 35 km sul percorso dell’anno precedente, la marcia andò a Giorgio Zorzi (7°  Bersaglieri Torino) 4h00’27”.

Torino continuò ad organizzare i Campionati fino al 1902, nel 1899 le gare si disputarono all’ippodromo Mirafiori della barriera di Stupinigi con l’aggiunta del miglio vinto  da Francesco Stobbione (Atalanta) 4’57”, nella 35 km di marcia vittoria di Giuseppe Subrile (Atalanta)

Nel 1900 si svolsero al velodromo di Corso Dante, 100 yards e miglio, 35 km da Torino a Moncalieri, La Loggia, Carignano e ritorno, vinsero due torinesi, ancora Stobbione, corsa, 2h37’57”2/5 e il suo compagno Giovanni Spada, marcia, 3h46’45”

Sul miglio grande prova di Mario Nicola dell’Audace che stabilisce il record italiano 4’36”2/5. - Stessa ubicazione nel 1901 e ancora un successo per Nicola nel miglio 4’42”3/5 e Spada nella marcia 3h37’58”. Nel 1902 la sede viene spostata a Torino Esposizioni con le gare intorno al laghetto del Valentino, terzo titolo italiano per Nicola sui 1500 col record  di 4’19”.

La corsa di 25 km si disputa su 40 giri del laghetto, mentre la marcia di 30 km va dal Valentino a La Loggia e ritorno.

Nel 1903  l’organizzazione è assegnata ad Alba in occasione dell’Esposizione agraria, le gare 100 e 1500  si disputano al velodromo , corsa e marcia su strada, i 100 vanno a Giuseppe Tarella (Audace) .

Nel 1904 i campionati non vengono disputati  e nel 1905  è la Ginnastica Pro Vercelli ad organizzarli al velodromo Umberto I, i 25 km di corsa da Vercelli a Stroppiana e ritorno vedono la vittoria di un giovane e sconosciuto fornaio di Carpi, Dorando Pietri 1h30’10”, divenuto immortale alle Olimpiadi di Londra di quattro anni dopo.

Nel 1906 si torna a Torino al motovelodromo, nei 100 vince Umberto Barozzi (Ginnastica e scherma Novara) col record italiano di 11”00, i 400 e 1500 sono vinti dal genovese Emilio Lunghi 4’12”, seguito nei 1500 da Nicola 4’24” e da un giovanissimo Massimo Cartesegna (Ginnastica Torino) che farà parlare di sé, nei 25 km da barriera di Orbassano a Vinovo e ritorno, Dorando Pietri, passato all’Atalanta, è secondo 1h27’19”2/5, nella marcia successo del compagno Pietro Cerutti  in 2h54’00”1/5.

Nel 1906 per iniziativa del marchese torinese Compans de Brichanteau nasce il Comitato italiano provvisorio per le OIimpiadi, che otto anni dopo darà vita al CONI. L’Italia è così ammessa al CIO e può partecipare alle Olimpiadi del 1908 a Londra, i Campionati italiani di Atletica Leggera vengono assegnati a Roma fino al 1909, poi a Milano, ancora a Roma, a Verona e di nuovo a Milano fino al 1914.

Nonostante lo spostamento dei Campionati è un periodo d’oro per i nostri atleti, Barozzi fa tris nei 100 con altri due titoli consecutivi, per essere sostituito nella maglia tricolore dal compagno di società Guido Brignone nel 1909, l’anno dopo è la volta di Franco Giongo (Athletic Club Torino), che si aggiudica  anche i 400 e la 4 x 400 con Artuino, Bacolla e Cartesegna 3’59”6, per poi passare al CS Padova.

Massimo Cartesegna esordisce a 21 anni nel 1906 con la maglia della Società Ginnastica Torino ed è terzo nei 1500, l’anno dopo passa all’Audace e vince i 1000, nel 1908 conquista il titolo dei 1200 siepi e si ripete nel 1909 e nel 1911, alle Olimpiadi del 1908 prende parte a quattro gare: 400, 1500, 3200 siepi, 3 miglia a squadre, sempre eliminato in batteria.

Nel 1910 Giuseppe Cattro (Audace) vince i 5000 in 16’09”8 e nel 1911 Adolfo Testoni (Juventus Nova) vince i 20.000 metri in 1h13’31” 1/5.

Finalmente Torino in occasione dell’Esposizione Universale nel cinquantenario dell’unità d’Italia riesce ad avere la sua pista, lo Stadium, inaugurato il 30 aprile 1911, è costato un milione e mezzo ed è la più grande arena del mondo comprendendo impianti per tutti gli sport: tre piste concentriche, partendo dal prato: atletica, ippica, ciclismo/motociclismo/automobilismo, campi da calcio, bocce, tennis, piscina a scomparsa, patinoir e palestra per pugilato, oltre a spogliatoi, docce, dormitorio, infermeria, ristorante e caffetteria, rimessa e parcheggio per auto e moto, un vero gioiello.

Purtroppo Gavrilo Princip a Sarajevo il 28 giugno del 1914 con l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando dette il pretesto per la prima guerra mondiale, non c’era più tempo per lo sport.



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